La gestione delle piante infestanti rappresenta uno degli aspetti più critici nella coltivazione del riso. Recentemente, le problematiche nel contenimento delle infestanti sono diventate progressivamente più complesse per ragioni di carattere normativo ed agronomico. L’adozione di regolamenti registrativi sempre più restrittivi ha portato all’introduzione di prodotti fitosanitari con un profilo tossicologico e ambientale più sicuro, caratterizzati, però, da un sempre più specifico meccanismo d’azione, in grado di favorire la comparsa di popolazioni resistenti. Il fenomeno della resistenza ai diserbanti in campo risicolo ha avuto negli ultimi anni un crescente sviluppo e ha assunto nell’ultimo decennio una dimensione allarmante a livello mondiale, creando una forte preoccupazione sia presso le società produttrici di agrofarmaci, per la perdita di efficacia dei loro formulati, sia presso gli utilizzatori di questi prodotti per la difficoltà a contenere le avversità da combattere e per i maggiori costi derivanti da queste problematiche. Numerose specie infestanti presenti nelle risaie italiane, Alisma plantago-aquatica, Cyperus difformis, Echinochloa spp., Oryza sativa e Schoenoplectus mucronatus, hanno manifestato resistenza agli erbicidi più comunemente utilizzati, in particolare agli inibitori dell’enzima ALS e agli inibitori dell’enzima ACCasi. Numerose sono le pratiche che possono essere messe in atto per prevenire e contenere il problema delle resistenze nelle malerbe. In tal senso, particolarmente significative appaiono le strategie basate sulla adozione integrata di pratiche di gestione con mezzi agronomici, colturali e chimici, quali l’alternanza della semina in acqua con quella in asciutta, la rotazione colturale, l’adozione della falsa semina, l’impiego di erbicidi in pre-semina, la rotazione e la miscela di erbicidi con diverso meccanismo di azione.

La resistenza agli erbicidi nelle infestanti del riso: importanza e possibilità di gestione

Aldo Ferrero
First
;
Silvia Fogliatto;Gabriele Gariglio;Francesco Vidotto
Last
2017-01-01

Abstract

La gestione delle piante infestanti rappresenta uno degli aspetti più critici nella coltivazione del riso. Recentemente, le problematiche nel contenimento delle infestanti sono diventate progressivamente più complesse per ragioni di carattere normativo ed agronomico. L’adozione di regolamenti registrativi sempre più restrittivi ha portato all’introduzione di prodotti fitosanitari con un profilo tossicologico e ambientale più sicuro, caratterizzati, però, da un sempre più specifico meccanismo d’azione, in grado di favorire la comparsa di popolazioni resistenti. Il fenomeno della resistenza ai diserbanti in campo risicolo ha avuto negli ultimi anni un crescente sviluppo e ha assunto nell’ultimo decennio una dimensione allarmante a livello mondiale, creando una forte preoccupazione sia presso le società produttrici di agrofarmaci, per la perdita di efficacia dei loro formulati, sia presso gli utilizzatori di questi prodotti per la difficoltà a contenere le avversità da combattere e per i maggiori costi derivanti da queste problematiche. Numerose specie infestanti presenti nelle risaie italiane, Alisma plantago-aquatica, Cyperus difformis, Echinochloa spp., Oryza sativa e Schoenoplectus mucronatus, hanno manifestato resistenza agli erbicidi più comunemente utilizzati, in particolare agli inibitori dell’enzima ALS e agli inibitori dell’enzima ACCasi. Numerose sono le pratiche che possono essere messe in atto per prevenire e contenere il problema delle resistenze nelle malerbe. In tal senso, particolarmente significative appaiono le strategie basate sulla adozione integrata di pratiche di gestione con mezzi agronomici, colturali e chimici, quali l’alternanza della semina in acqua con quella in asciutta, la rotazione colturale, l’adozione della falsa semina, l’impiego di erbicidi in pre-semina, la rotazione e la miscela di erbicidi con diverso meccanismo di azione.
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Aldo Ferrero, Silvia Fogliatto, Gabriele Gariglio, Francesco Vidotto
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