Parte della bibliografia critica ha stigmatizzato la vulgata del Seicento come secolo senza Dante, ma a tale denuncia generica non hanno poi fatto séguito studî esaustivi e molte manifestazioni della fortuna del poeta in quel periodo complesso restano ancora da affrontare. In particolare, se la maggior parte delle forze si è fin qui concentrata sul tema delle dispute fra letterati – detrattori di Dante e suoi paladini –, proseguendo nei fatti l’ampia tradizione di ricerche sulle diatribe tardo-cinquecentesche, quasi del tutto intentato è l’àmbito dell’esegesi e della produzione di commenti alla "Commedia". Una scelta, questa, che non solo determina un ritratto parziale del secolo, ma che non si avvede delle potenzialità di un approfondimento sul tema, non essendo in realtà quello dell’esposizione un genere vieto, ma influenzato dai rivolgimenti culturali e dunque contesto in cui misurare l’estensione dei turbolenti scontri del periodo, fuori dal circuito degli intellettuali più battaglieri. Ciò è dimostrato ad esempio dal caso dell’inedito commento del ferrarese Alfonso Gioia (1621-1687), i cui autografi, conservati all’Estense di Modena (mss. α.J.1.11-13) saranno presto oggetto di un'edizione critica per mia cura. Attraverso l’analisi di alcune delle sue note sarà possibile notare come la discussione pro o contro Dante toccasse anche realtà periferiche per gli studî danteschi – come fu Ferrara – e cultori ‘inusuali’, quale Gioia, che fu letterato, ma anche scienziato e funzionario pubblico.
Noticine sulla 'Spositione' di Alfonso Gioia alla 'Commedia'
Calogero Giorgio Priolo
2024-01-01
Abstract
Parte della bibliografia critica ha stigmatizzato la vulgata del Seicento come secolo senza Dante, ma a tale denuncia generica non hanno poi fatto séguito studî esaustivi e molte manifestazioni della fortuna del poeta in quel periodo complesso restano ancora da affrontare. In particolare, se la maggior parte delle forze si è fin qui concentrata sul tema delle dispute fra letterati – detrattori di Dante e suoi paladini –, proseguendo nei fatti l’ampia tradizione di ricerche sulle diatribe tardo-cinquecentesche, quasi del tutto intentato è l’àmbito dell’esegesi e della produzione di commenti alla "Commedia". Una scelta, questa, che non solo determina un ritratto parziale del secolo, ma che non si avvede delle potenzialità di un approfondimento sul tema, non essendo in realtà quello dell’esposizione un genere vieto, ma influenzato dai rivolgimenti culturali e dunque contesto in cui misurare l’estensione dei turbolenti scontri del periodo, fuori dal circuito degli intellettuali più battaglieri. Ciò è dimostrato ad esempio dal caso dell’inedito commento del ferrarese Alfonso Gioia (1621-1687), i cui autografi, conservati all’Estense di Modena (mss. α.J.1.11-13) saranno presto oggetto di un'edizione critica per mia cura. Attraverso l’analisi di alcune delle sue note sarà possibile notare come la discussione pro o contro Dante toccasse anche realtà periferiche per gli studî danteschi – come fu Ferrara – e cultori ‘inusuali’, quale Gioia, che fu letterato, ma anche scienziato e funzionario pubblico.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
14-Priolo (1).pdf
Accesso aperto
Tipo di file:
PDF EDITORIALE
Dimensione
167.21 kB
Formato
Adobe PDF
|
167.21 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



