Il presente contributo intende analizzare le criticità della disciplina sulla partecipazione amministrativa nel procedimento ambientale per la costruzione di grandi infrastrutture. Tali procedimenti sono spesso accompagnati da fenomeni di dissenso che si manifestano, sul piano sociale, come conseguenza di problematiche ambientali scaturenti dalla costruzione dell’infrastruttura. L’assenza di adeguate forme di partecipazione ai procedimenti di realizzazione di grandi opere infrastrutturali determina, infatti, fenomeni di opposizione delle comunità locali a ospitare temporaneamente o permanentemente sul proprio territorio opere o infrastrutture di interesse pubblico: c.d. sindrome NIMBY (“Not in My Backyard”). In particolare, l’analisi assume come riferimento privilegiato la vicenda della Nuova linea ferroviaria Alta velocità Torino-Lione. Ed invero, le manifestazioni di protesta contro i tentativi di realizzazione della TAV costituiscono il più noto esempio in Italia di opposizione a decisioni riguardanti la costruzione di grandi opere pubbliche. Le questioni poste sono di estrema rilevanza oltre che di grande attualità, in quanto incrociano il rapporto tra la tutela di diversi interessi pubblici: da un lato, lo sviluppo economico di una collettività che si estrinseca anche attraverso la realizzazione di grandi infrastrutture ed oggi è enfatizzato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (“PNRR”), dall’altro lato, il dovere di proteggere l’ambiente e la salvaguardia dei componenti di una determinata comunità dai rischi che quell’attività può determinare, anche per le generazioni future. Nonostante a livello di ordinamento sovranazionale sia stato previsto un ampliamento delle forme di partecipazione, il legislatore italiano ha provato a mitigare gli effetti di tali contrasti attraverso la previsione di misure di compensazione. Tuttavia, le suddette misure hanno rivelato la propria inefficacia se non accompagnate da soluzioni innovative e partecipate, capaci di confrontarsi con le istanze delle comunità locali. La vicenda della TAV Torino-Lione, pur essendo stata oggetto di vari contributi in letteratura, risulta ancora inesplorata proprio sotto questo specifico profilo delle “compensazioni””.
Alta velocità: la procedura di attuazione delle opere compensative tra “effetto NIMBY” e mancata partecipazione degli enti locali
Giannone
2024-01-01
Abstract
Il presente contributo intende analizzare le criticità della disciplina sulla partecipazione amministrativa nel procedimento ambientale per la costruzione di grandi infrastrutture. Tali procedimenti sono spesso accompagnati da fenomeni di dissenso che si manifestano, sul piano sociale, come conseguenza di problematiche ambientali scaturenti dalla costruzione dell’infrastruttura. L’assenza di adeguate forme di partecipazione ai procedimenti di realizzazione di grandi opere infrastrutturali determina, infatti, fenomeni di opposizione delle comunità locali a ospitare temporaneamente o permanentemente sul proprio territorio opere o infrastrutture di interesse pubblico: c.d. sindrome NIMBY (“Not in My Backyard”). In particolare, l’analisi assume come riferimento privilegiato la vicenda della Nuova linea ferroviaria Alta velocità Torino-Lione. Ed invero, le manifestazioni di protesta contro i tentativi di realizzazione della TAV costituiscono il più noto esempio in Italia di opposizione a decisioni riguardanti la costruzione di grandi opere pubbliche. Le questioni poste sono di estrema rilevanza oltre che di grande attualità, in quanto incrociano il rapporto tra la tutela di diversi interessi pubblici: da un lato, lo sviluppo economico di una collettività che si estrinseca anche attraverso la realizzazione di grandi infrastrutture ed oggi è enfatizzato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (“PNRR”), dall’altro lato, il dovere di proteggere l’ambiente e la salvaguardia dei componenti di una determinata comunità dai rischi che quell’attività può determinare, anche per le generazioni future. Nonostante a livello di ordinamento sovranazionale sia stato previsto un ampliamento delle forme di partecipazione, il legislatore italiano ha provato a mitigare gli effetti di tali contrasti attraverso la previsione di misure di compensazione. Tuttavia, le suddette misure hanno rivelato la propria inefficacia se non accompagnate da soluzioni innovative e partecipate, capaci di confrontarsi con le istanze delle comunità locali. La vicenda della TAV Torino-Lione, pur essendo stata oggetto di vari contributi in letteratura, risulta ancora inesplorata proprio sotto questo specifico profilo delle “compensazioni””.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



