L’articolo analizza il rapporto tra vita familiare e lavoro nell’epoca delle “Grandi Dimissioni” e del fenomeno del “Quiet Quitting”, interpretandoli come segnali di una trasformazione culturale del significato attribuito al lavoro e alla realizzazione personale. L’autrice evidenzia come la crescente difficoltà di conciliazione tra responsabilità familiari e professionali, aggravata dalla pandemia e dai nuovi modelli organizzativi, abbia portato molti individui a ridefinire priorità, tempi e investimenti emotivi. Particolare attenzione è dedicata alla dimensione educativa e relazionale della famiglia, considerata luogo fondamentale di costruzione dell’identità e di apprendimento del senso del limite, della cura e della reciprocità. Il contributo critica sia l’iper-investimento lavorativo sia il modello dell’“intensive parenting”, sottolineando i rischi di colonizzazione del tempo personale e familiare da parte delle logiche produttive. In conclusione, viene proposta una visione del lavoro come esperienza umana e relazionale, orientata non solo alla produttività ma anche alla crescita personale, alla dignità della persona e alla qualità delle relazioni familiari e sociali
Riconquistare tempo e senso nell'era delle grandi dimissioni: equilibrio familiare e realizzazione lavorativa
Zonca Paola
2024-01-01
Abstract
L’articolo analizza il rapporto tra vita familiare e lavoro nell’epoca delle “Grandi Dimissioni” e del fenomeno del “Quiet Quitting”, interpretandoli come segnali di una trasformazione culturale del significato attribuito al lavoro e alla realizzazione personale. L’autrice evidenzia come la crescente difficoltà di conciliazione tra responsabilità familiari e professionali, aggravata dalla pandemia e dai nuovi modelli organizzativi, abbia portato molti individui a ridefinire priorità, tempi e investimenti emotivi. Particolare attenzione è dedicata alla dimensione educativa e relazionale della famiglia, considerata luogo fondamentale di costruzione dell’identità e di apprendimento del senso del limite, della cura e della reciprocità. Il contributo critica sia l’iper-investimento lavorativo sia il modello dell’“intensive parenting”, sottolineando i rischi di colonizzazione del tempo personale e familiare da parte delle logiche produttive. In conclusione, viene proposta una visione del lavoro come esperienza umana e relazionale, orientata non solo alla produttività ma anche alla crescita personale, alla dignità della persona e alla qualità delle relazioni familiari e sociali| File | Dimensione | Formato | |
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