Questa tesi indaga il rapporto tra restauro, comunicazione e opinione pubblica attraverso il caso studio di Pinin Brambilla Barcilon, figura emblematica della storia del restauro italiano del secondo Novecento. La ricerca si colloca all’intersezione tra storia del restauro, storia dell’arte, storia della comunicazione e giornalismo culturale, interpretando il restauro non soltanto come pratica tecnico-scientifica, ma come fenomeno sociale e culturale capace di influenzare il dibattito pubblico. In questo quadro, Brambilla rappresenta un caso quasi unico nel panorama italiano: una restauratrice divenuta personaggio mediatico grazie soprattutto al restauro del Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie a Milano (1977-1999), ma già presente nello spazio pubblico fin dagli esordi della sua carriera. La tesi prende avvio dall’analisi del Fondo Pinin Brambilla Barcilon conservato presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (d’ora in poi: CCR), archivio donato dalla restauratrice nel 2017 e inventariato nel 2019. Il fondo costituisce un unicum nella storia del restauro: un archivio progettato dalla stessa Brambilla come strumento di trasmissione del sapere tecnico, scientifico e metodologico alle generazioni future. Attraverso il dottorato in impresa presso il CCR dell’Università di Torino è stato possibile seguire il project management della digitalizzazione del fondo, oggi consultabile sul sito del CCR. L’archivio è stato assunto come punto di partenza per riflettere sul tema della documentazione e della divulgazione del restauro nell’ambito delle digital humanities. La ricerca evidenzia come la comunicazione costituisca una componente fondamentale della tutela del patrimonio, rendendo il pubblico partecipe dei processi di conservazione. In questa prospettiva, la carriera di Brambilla è stata utilizzata come filo conduttore per analizzare la costruzione pubblica della figura del restauratore e il ruolo dei media nella narrazione del patrimonio culturale. Il primo capitolo ricostruisce criticamente il percorso professionale di Brambilla all’interno della storia del restauro italiano, dal rapporto con Mauro Pellicioli all’elaborazione di una metodologia autonoma fondata sull’integrazione tra sensibilità visiva e approccio scientifico. Vengono approfonditi temi quali il distacco degli affreschi, il ruolo della scienza applicata alla conservazione e il rapporto con la committenza privata, in particolare con Olivetti. Il secondo capitolo affronta il tema della rappresentazione del restauro nei media italiani e internazionali attraverso l’analisi degli articoli della sezione Rassegna stampa conservati nel fondo archivistico. Lo studio mette in evidenza le principali strategie retoriche utilizzate dal giornalismo culturale nella divulgazione del restauro, tra cui il paradigma dell’“antico splendore” e la metafora medica della cura. L’indagine si estende inoltre alla televisione e alla stampa estera, evidenziando il ruolo della comunicazione nella costruzione dell’immagine pubblica del restauro. Il terzo capitolo si concentra invece sulla rappresentazione delle restauratrici nella stampa, interrogandosi sulle dinamiche di genere che hanno accompagnato la progressiva femminilizzazione del settore. Attraverso gli strumenti della Critical Discourse Analysis, la ricerca analizza il modo in cui Brambilla viene nominata, descritta e narrata come donna all’interno dei cantieri di restauro e del discorso pubblico. La tesi propone dunque nuove prospettive per la storia del restauro in Italia, introducendo strumenti metodologici provenienti dagli studi sulla comunicazione e sull’analisi del discorso. Attraverso il caso Brambilla emergono questioni ancora aperte relative alla divulgazione del restauro, alla costruzione mediatica della tutela del patrimonio e alla rappresentazione delle professionalità femminili nel settore dei beni culturali
La documentazione e la divulgazione del restauro. La storia del restauro e la sua narrazione attraverso l’analisi del fondo archivistico Pinin Brambilla Barcilon(2026 May 25).
La documentazione e la divulgazione del restauro. La storia del restauro e la sua narrazione attraverso l’analisi del fondo archivistico Pinin Brambilla Barcilon
GUERZONI, EDI
2026-05-25
Abstract
Questa tesi indaga il rapporto tra restauro, comunicazione e opinione pubblica attraverso il caso studio di Pinin Brambilla Barcilon, figura emblematica della storia del restauro italiano del secondo Novecento. La ricerca si colloca all’intersezione tra storia del restauro, storia dell’arte, storia della comunicazione e giornalismo culturale, interpretando il restauro non soltanto come pratica tecnico-scientifica, ma come fenomeno sociale e culturale capace di influenzare il dibattito pubblico. In questo quadro, Brambilla rappresenta un caso quasi unico nel panorama italiano: una restauratrice divenuta personaggio mediatico grazie soprattutto al restauro del Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie a Milano (1977-1999), ma già presente nello spazio pubblico fin dagli esordi della sua carriera. La tesi prende avvio dall’analisi del Fondo Pinin Brambilla Barcilon conservato presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (d’ora in poi: CCR), archivio donato dalla restauratrice nel 2017 e inventariato nel 2019. Il fondo costituisce un unicum nella storia del restauro: un archivio progettato dalla stessa Brambilla come strumento di trasmissione del sapere tecnico, scientifico e metodologico alle generazioni future. Attraverso il dottorato in impresa presso il CCR dell’Università di Torino è stato possibile seguire il project management della digitalizzazione del fondo, oggi consultabile sul sito del CCR. L’archivio è stato assunto come punto di partenza per riflettere sul tema della documentazione e della divulgazione del restauro nell’ambito delle digital humanities. La ricerca evidenzia come la comunicazione costituisca una componente fondamentale della tutela del patrimonio, rendendo il pubblico partecipe dei processi di conservazione. In questa prospettiva, la carriera di Brambilla è stata utilizzata come filo conduttore per analizzare la costruzione pubblica della figura del restauratore e il ruolo dei media nella narrazione del patrimonio culturale. Il primo capitolo ricostruisce criticamente il percorso professionale di Brambilla all’interno della storia del restauro italiano, dal rapporto con Mauro Pellicioli all’elaborazione di una metodologia autonoma fondata sull’integrazione tra sensibilità visiva e approccio scientifico. Vengono approfonditi temi quali il distacco degli affreschi, il ruolo della scienza applicata alla conservazione e il rapporto con la committenza privata, in particolare con Olivetti. Il secondo capitolo affronta il tema della rappresentazione del restauro nei media italiani e internazionali attraverso l’analisi degli articoli della sezione Rassegna stampa conservati nel fondo archivistico. Lo studio mette in evidenza le principali strategie retoriche utilizzate dal giornalismo culturale nella divulgazione del restauro, tra cui il paradigma dell’“antico splendore” e la metafora medica della cura. L’indagine si estende inoltre alla televisione e alla stampa estera, evidenziando il ruolo della comunicazione nella costruzione dell’immagine pubblica del restauro. Il terzo capitolo si concentra invece sulla rappresentazione delle restauratrici nella stampa, interrogandosi sulle dinamiche di genere che hanno accompagnato la progressiva femminilizzazione del settore. Attraverso gli strumenti della Critical Discourse Analysis, la ricerca analizza il modo in cui Brambilla viene nominata, descritta e narrata come donna all’interno dei cantieri di restauro e del discorso pubblico. La tesi propone dunque nuove prospettive per la storia del restauro in Italia, introducendo strumenti metodologici provenienti dagli studi sulla comunicazione e sull’analisi del discorso. Attraverso il caso Brambilla emergono questioni ancora aperte relative alla divulgazione del restauro, alla costruzione mediatica della tutela del patrimonio e alla rappresentazione delle professionalità femminili nel settore dei beni culturali| File | Dimensione | Formato | |
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