Il contributo propone una riflessione metodologica sulle pratiche delle Digital Humanities applicate a contesti storici e culturali caratterizzati da forte eterogeneità delle fonti e da una crescente esigenza di impatto pubblico. Partendo dal progetto REDMIX, volto alla creazione di un archivio digitale su persone e gruppi con ascendenza mista del Mar Rosso dall’Ottocento ad oggi, il contributo analizza come la scelta consapevole degli strumenti digitali debba essere guidata dalla materialità e dalla natura delle fonti, anziché dalla mera disponibilità tecnologica. Attraverso due casi studio - tratti dall’Archivio privato di Daniela Aleggiani, costituito da diari ibridi dattiloscritti, fotografie e disegni relativi ai campi di prigionia in Africa orientale appartenuti al Maggiore Umberto Aleggiani, e dall’Archivio privato della Famiglia Vento Chiaffredo, comprendenti poesie e canzoni del giovane soldato Chiaffredo Vento in Libia - il contributo mostra come fonti diverse richiedano workflow differenziati. L’analisi illustra l’uso combinato di tecnologie quali OCR, HTR, analisi computazionale del testo, codifica semantica in XML-TEI e visualizzazioni spazio-temporali, evidenziandone limiti, potenzialità e implicazioni metodologiche. I casi studio fungono da laboratorio per la progettazione dell’infrastruttura del progetto REDMIX, concepita come archivio digitale partecipativo e piattaforma di Digital Public History. Il contributo sostiene che l’adozione di workflow ibridi, aperti e trasparenti, consenta non solo una valorizzazione scientificamente rigorosa delle fonti, ma anche la loro trasformazione in strumenti di public engagement e co-costruzione della memoria. In questa prospettiva, la riflessione metodologica diventa il presupposto tecnico ed etico per la creazione di archivi digitali inclusivi, sostenibili e capaci di dialogare con pubblici non specialistici.
Dalla materialità delle fonti al dato condiviso: metodi ibridi per un archivio digitale partecipativo
Pasciuto, Tiziana
2026-01-01
Abstract
Il contributo propone una riflessione metodologica sulle pratiche delle Digital Humanities applicate a contesti storici e culturali caratterizzati da forte eterogeneità delle fonti e da una crescente esigenza di impatto pubblico. Partendo dal progetto REDMIX, volto alla creazione di un archivio digitale su persone e gruppi con ascendenza mista del Mar Rosso dall’Ottocento ad oggi, il contributo analizza come la scelta consapevole degli strumenti digitali debba essere guidata dalla materialità e dalla natura delle fonti, anziché dalla mera disponibilità tecnologica. Attraverso due casi studio - tratti dall’Archivio privato di Daniela Aleggiani, costituito da diari ibridi dattiloscritti, fotografie e disegni relativi ai campi di prigionia in Africa orientale appartenuti al Maggiore Umberto Aleggiani, e dall’Archivio privato della Famiglia Vento Chiaffredo, comprendenti poesie e canzoni del giovane soldato Chiaffredo Vento in Libia - il contributo mostra come fonti diverse richiedano workflow differenziati. L’analisi illustra l’uso combinato di tecnologie quali OCR, HTR, analisi computazionale del testo, codifica semantica in XML-TEI e visualizzazioni spazio-temporali, evidenziandone limiti, potenzialità e implicazioni metodologiche. I casi studio fungono da laboratorio per la progettazione dell’infrastruttura del progetto REDMIX, concepita come archivio digitale partecipativo e piattaforma di Digital Public History. Il contributo sostiene che l’adozione di workflow ibridi, aperti e trasparenti, consenta non solo una valorizzazione scientificamente rigorosa delle fonti, ma anche la loro trasformazione in strumenti di public engagement e co-costruzione della memoria. In questa prospettiva, la riflessione metodologica diventa il presupposto tecnico ed etico per la creazione di archivi digitali inclusivi, sostenibili e capaci di dialogare con pubblici non specialistici.| File | Dimensione | Formato | |
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