La ricerca analizza il processo di trasformazione della sinistra italiana nel periodo compreso tra il 1989 e il 1993 e le conseguenze politiche e culturali della svolta della Bolognina. Muovendo dalla dissoluzione del Partito Comunista Italiano, il lavoro ricostruisce la nascita del Partito Democratico della Sinistra (PDS) e del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), ponendo al centro dell'indagine il problema della costruzione dell’identità delle due nuove formazioni politiche. L’obiettivo è comprendere come esse abbiano cercato di ridefinire la propria collocazione ideologica, organizzativa e strategica in una fase caratterizzata dalla fine della guerra fredda, dal crollo del socialismo reale, dalla crisi del sistema politico italiano per effetto di Tangentopoli e da nuovi equilibri internazionali. La prima parte (capitoli 1-3) della ricerca ricostruisce il percorso che conduce dalla crisi del PCI negli anni ’80 fino allo scioglimento del partito nel 1991, approfondendo il dibattito interno sviluppatosi intorno alla svolta promossa da Achille Occhetto il 12 novembre 1989, e analizzando le differenti culture politiche che convivevano all'interno del comunismo italiano. Particolare attenzione è dedicata alla definizione dell'identità del nascente PDS, ai rapporti con il Partito Socialista Italiano di Craxi, al confronto con la socialdemocrazia europea, al ruolo svolto dagli intellettuali vicini al nuovo partito e alle diverse interpretazioni del superamento della tradizione comunista. Parallelamente, vengono esaminate la nascita del PRC, la pluralità delle culture politiche confluite al suo interno e le difficoltà nel costruire un nuovo soggetto neocomunista capace di coniugare esperienze storiche e sensibilità profondamente differenti. La seconda parte (capitoli 4-5) sviluppa un caso di studio dedicato alla città di Torino, individuata come osservatorio privilegiato per verificare sul piano empirico le dinamiche analizzate sul piano nazionale. Le elezioni comunali del 1993, conclusesi con il ballottaggio tra Valentino Castellani e Diego Novelli, vinto dal primo, rappresentano infatti un episodio peculiare nel panorama italiano, poiché videro contrapporsi direttamente le due principali forze eredi della tradizione comunista, per di più in una città fondamentale per la storia del movimento operaio italiano. Attraverso l’analisi della campagna elettorale, dei programmi, delle alleanze e dei risultati elettorali, la ricerca interpreta quella competizione come una rappresentazione concreta del conflitto tra due differenti concezioni del futuro della sinistra italiana post caduta del Muro: una orientata alla costruzione di una nuova forza riformista aperta alla società civile e al dialogo con culture di stampo liberaldemocratico, l’altra impegnata nella rifondazione dell’identità comunista. Questa dicotomia si riflette sul modello di sviluppo proposto dai due candidati per il futuro di Torino e del modello fordista. La ricerca adotta una metodologia interdisciplinare che integra fonti storiografiche, documentazione archivistica (grazie alla consultazione di fondi conservati presso la Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci), stampa dell’epoca e ricerca qualitativa condotta per mezzo di interviste ad alcuni protagonisti di quella fase. Tutto ciò ha consentito di ricostruire non solo gli avvenimenti, ma anche le percezioni individuali e le strategie locali, il tutto sullo sfondo di una fase di transizione. La tesi giunge alla conclusione che la vicenda torinese sia stata uno dei laboratori più significativi della trasformazione della sinistra italiana post 1989. La sfida tra Castellani e Novelli non rappresentò soltanto una competizione amministrativa locale, ma divenne il terreno sul quale si confrontarono due differenti interpretazioni del ruolo che la sinistra avrebbe dovuto assumere nel nuovo sistema politico italiano e nel mutato quadro internazionale
Torino, Italia. La sinistra post comunista italiana (1989-1993)(2026 Jul 01).
Torino, Italia. La sinistra post comunista italiana (1989-1993)
SCLAVERANO, ALBERTO
2026-07-01
Abstract
La ricerca analizza il processo di trasformazione della sinistra italiana nel periodo compreso tra il 1989 e il 1993 e le conseguenze politiche e culturali della svolta della Bolognina. Muovendo dalla dissoluzione del Partito Comunista Italiano, il lavoro ricostruisce la nascita del Partito Democratico della Sinistra (PDS) e del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), ponendo al centro dell'indagine il problema della costruzione dell’identità delle due nuove formazioni politiche. L’obiettivo è comprendere come esse abbiano cercato di ridefinire la propria collocazione ideologica, organizzativa e strategica in una fase caratterizzata dalla fine della guerra fredda, dal crollo del socialismo reale, dalla crisi del sistema politico italiano per effetto di Tangentopoli e da nuovi equilibri internazionali. La prima parte (capitoli 1-3) della ricerca ricostruisce il percorso che conduce dalla crisi del PCI negli anni ’80 fino allo scioglimento del partito nel 1991, approfondendo il dibattito interno sviluppatosi intorno alla svolta promossa da Achille Occhetto il 12 novembre 1989, e analizzando le differenti culture politiche che convivevano all'interno del comunismo italiano. Particolare attenzione è dedicata alla definizione dell'identità del nascente PDS, ai rapporti con il Partito Socialista Italiano di Craxi, al confronto con la socialdemocrazia europea, al ruolo svolto dagli intellettuali vicini al nuovo partito e alle diverse interpretazioni del superamento della tradizione comunista. Parallelamente, vengono esaminate la nascita del PRC, la pluralità delle culture politiche confluite al suo interno e le difficoltà nel costruire un nuovo soggetto neocomunista capace di coniugare esperienze storiche e sensibilità profondamente differenti. La seconda parte (capitoli 4-5) sviluppa un caso di studio dedicato alla città di Torino, individuata come osservatorio privilegiato per verificare sul piano empirico le dinamiche analizzate sul piano nazionale. Le elezioni comunali del 1993, conclusesi con il ballottaggio tra Valentino Castellani e Diego Novelli, vinto dal primo, rappresentano infatti un episodio peculiare nel panorama italiano, poiché videro contrapporsi direttamente le due principali forze eredi della tradizione comunista, per di più in una città fondamentale per la storia del movimento operaio italiano. Attraverso l’analisi della campagna elettorale, dei programmi, delle alleanze e dei risultati elettorali, la ricerca interpreta quella competizione come una rappresentazione concreta del conflitto tra due differenti concezioni del futuro della sinistra italiana post caduta del Muro: una orientata alla costruzione di una nuova forza riformista aperta alla società civile e al dialogo con culture di stampo liberaldemocratico, l’altra impegnata nella rifondazione dell’identità comunista. Questa dicotomia si riflette sul modello di sviluppo proposto dai due candidati per il futuro di Torino e del modello fordista. La ricerca adotta una metodologia interdisciplinare che integra fonti storiografiche, documentazione archivistica (grazie alla consultazione di fondi conservati presso la Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci), stampa dell’epoca e ricerca qualitativa condotta per mezzo di interviste ad alcuni protagonisti di quella fase. Tutto ciò ha consentito di ricostruire non solo gli avvenimenti, ma anche le percezioni individuali e le strategie locali, il tutto sullo sfondo di una fase di transizione. La tesi giunge alla conclusione che la vicenda torinese sia stata uno dei laboratori più significativi della trasformazione della sinistra italiana post 1989. La sfida tra Castellani e Novelli non rappresentò soltanto una competizione amministrativa locale, ma divenne il terreno sul quale si confrontarono due differenti interpretazioni del ruolo che la sinistra avrebbe dovuto assumere nel nuovo sistema politico italiano e nel mutato quadro internazionale| File | Dimensione | Formato | |
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