Negli studi relativi al teatro italiano degli anni Settanta e Ottanta si rileva una lacuna relativa all’esperienza della Rassegna internazionale dei teatri stabili. Il festival nasce a Firenze nel 1965, al fine di alimentare il dibattito sul ruolo sociale dei teatri a gestione pubblica. In diciassette anni Firenze accoglie cento spettacoli provenienti da cinque continenti, tra i quali alcune delle più emblematiche produzioni di Bergman, Besson, Chéreau, De Bosio, Krejča, Șerban, Squarzina, Strehler, Szajna, Zadek, oltre a decine di manifestazioni collaterali, dalle attività di studio e formazione, ai convegni. Una manifestazione che è cresciuta e ha raggiunto una fisionomia specifica di pari passo al consolidamento della consapevolezza dei suoi organizzatori su quale idea di teatro sostenere. L’intervento si prefigge di ricostruire – anche attraverso interviste ai protagonisti – le ragioni che hanno guidato l’attuazione del progetto e quelle che ne hanno segnato il tracollo. Un itinerario interrotto non solo per ragioni economicoburocratiche ma perché impossibilitato a corrispondere con un teatro a iniziativa pubblica privo ormai di una vocazione specifica: una crisi d’identità che la rassegna aveva scelto sin dalla prima edizione di non dissimulare e che col nuovo millennio non accenna a risolversi.
Per una storicizzazione della Rassegna internazionale dei teatri stabili (Firenze, 1965-1981)
Laura Piazza
2025-01-01
Abstract
Negli studi relativi al teatro italiano degli anni Settanta e Ottanta si rileva una lacuna relativa all’esperienza della Rassegna internazionale dei teatri stabili. Il festival nasce a Firenze nel 1965, al fine di alimentare il dibattito sul ruolo sociale dei teatri a gestione pubblica. In diciassette anni Firenze accoglie cento spettacoli provenienti da cinque continenti, tra i quali alcune delle più emblematiche produzioni di Bergman, Besson, Chéreau, De Bosio, Krejča, Șerban, Squarzina, Strehler, Szajna, Zadek, oltre a decine di manifestazioni collaterali, dalle attività di studio e formazione, ai convegni. Una manifestazione che è cresciuta e ha raggiunto una fisionomia specifica di pari passo al consolidamento della consapevolezza dei suoi organizzatori su quale idea di teatro sostenere. L’intervento si prefigge di ricostruire – anche attraverso interviste ai protagonisti – le ragioni che hanno guidato l’attuazione del progetto e quelle che ne hanno segnato il tracollo. Un itinerario interrotto non solo per ragioni economicoburocratiche ma perché impossibilitato a corrispondere con un teatro a iniziativa pubblica privo ormai di una vocazione specifica: una crisi d’identità che la rassegna aveva scelto sin dalla prima edizione di non dissimulare e che col nuovo millennio non accenna a risolversi.| File | Dimensione | Formato | |
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