Achille Ricciardi, noto per la pubblicazione nel 1919 del saggio Il teatro del colore, è uno dei protagonisti italiani della riflessione di primo Novecento sull’emancipazione dello spettacolo dalla tirannia di “Sire Le Mot”. Organizzatore e acuto osservatore di teatro en plein air (con qualche punto di dissenso nei confronti di Romagnoli), vede nella scena all’aria aperta una decisiva occasione di riscatto e autonomia della performance dal testo scritto e dalle sue leggi. Nello stesso 1913 in cui fonda il Festival Dannunziano nella pineta di Pescara, Ricciardi tenta di intercedere sul Comitato per le rappresentazioni classiche di Siracusa per destinare all’allestimento di opere del poeta vate il secondo ciclo di rappresentazioni al teatro greco. Un tentativo che farà da apripista ad altre proposte concepite direttamente da d’Annunzio, che, tuttavia, non ebbero esito positivo. Gli Archivi del Vittoriale degli Italiani e dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, oltre a svelarci i motivi di questi fallimenti, ci permettono di scoprire con quanta convinzione Ricciardi e d’Annunzio abbiano riconosciuto immediatamente nell’Istituto un luogo di ricerca sulla messa in scena di grande potenzialità, e come l’Istituto contemporaneamente abbia visto nell’ideale teatrale dannunziano uno dei modelli cui guardare nel tentativo di sperimentare concretamente il sogno europeo delle avanguardie.
Teatro en plein air e autonomia della performance: Ricciardi, d’Annunzio e l’ipotesi siracusana
Laura Piazza
2025-01-01
Abstract
Achille Ricciardi, noto per la pubblicazione nel 1919 del saggio Il teatro del colore, è uno dei protagonisti italiani della riflessione di primo Novecento sull’emancipazione dello spettacolo dalla tirannia di “Sire Le Mot”. Organizzatore e acuto osservatore di teatro en plein air (con qualche punto di dissenso nei confronti di Romagnoli), vede nella scena all’aria aperta una decisiva occasione di riscatto e autonomia della performance dal testo scritto e dalle sue leggi. Nello stesso 1913 in cui fonda il Festival Dannunziano nella pineta di Pescara, Ricciardi tenta di intercedere sul Comitato per le rappresentazioni classiche di Siracusa per destinare all’allestimento di opere del poeta vate il secondo ciclo di rappresentazioni al teatro greco. Un tentativo che farà da apripista ad altre proposte concepite direttamente da d’Annunzio, che, tuttavia, non ebbero esito positivo. Gli Archivi del Vittoriale degli Italiani e dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, oltre a svelarci i motivi di questi fallimenti, ci permettono di scoprire con quanta convinzione Ricciardi e d’Annunzio abbiano riconosciuto immediatamente nell’Istituto un luogo di ricerca sulla messa in scena di grande potenzialità, e come l’Istituto contemporaneamente abbia visto nell’ideale teatrale dannunziano uno dei modelli cui guardare nel tentativo di sperimentare concretamente il sogno europeo delle avanguardie.| File | Dimensione | Formato | |
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