Le grandi narrazioni storiografiche che hanno fatto seguito al lavoro pionieristico di Henri Pirenne sull'economia tardoantica del Mediterraneo hanno descritto la trasformazione del Mare Nostrum attraverso prospettive evolutive contraddittorie. Queste sono state caratterizzate da diversi fenomeni storici, come la fine delle rotte commerciali romane, i pellegrinaggi europei verso la Terra Santa e le conquiste terrestri e marittime della nuova civiltà islamica. Tali narrazioni hanno quindi interpretato in modo differente i concetti di "continuità" e "disgregazione", rimodellando al contempo i termini della periodizzazione antica e medievale. Questa tesi propone una visione del Mediterraneo quanto più possibile svincolata dal paradigma fiscale e commerciale, che equipara la mobilità commerciale alla distribuzione fiscale dell'Impero. Dopo la distruzione dell'Annona da parte dei Vandali, il Mediterraneo riscopre la sua dimensione marittima "originaria", funzionando attraverso l'interconnessione di distinte regioni economiche (Egeo-Palestina, Adriatico-Baltico, Tirreno-Siciliano, Iberico-Africano). Queste regioni, intrecciando le loro rotte a corto raggio, resero il commercio a lunga distanza non essenziale (pur rimanendo fattibile). In tale scenario, il ruolo di Bisanzio nel determinare il commercio e i trasporti, ancora preminente alla fine della tarda antichità, si dissolve gradualmente, lasciando il posto a un dirigismo ecclesiastico tipicamente medievale. All'interno di questa transizione, emerge la prospettiva di un altro popolo invasore, i Longobardi. Tradizionalmente considerati isolati dal sistema culturale ed economico mediterraneo, questo gruppo è stato emblematico della localizzazione del commercio altomedievale. Tuttavia, rifacendosi alla teoria di Paolo Delogu, a sua volta derivata da Gian Pietro Bognetti, la tesi sostiene che l'esperienza evolutiva del Regnum, con la sua graduale apertura al commercio mediterraneo-bizantino, abbia segnato la definitiva rivelazione del sistema medievale, basato su un dinamismo culturale ancor prima di quello economico. Le interazioni dei Longobardi con i centri commerciali bizantini sulle coste adriatiche e tirreniche gettarono dunque le basi strutturali per il fiorire della grande era commerciale dei secoli IX-X.
Circuiti mercantili nel Mediterraneo altomedievale: bizantini e longobardi (VI-VIII secolo)
de Vingo
;
2025-01-01
Abstract
Le grandi narrazioni storiografiche che hanno fatto seguito al lavoro pionieristico di Henri Pirenne sull'economia tardoantica del Mediterraneo hanno descritto la trasformazione del Mare Nostrum attraverso prospettive evolutive contraddittorie. Queste sono state caratterizzate da diversi fenomeni storici, come la fine delle rotte commerciali romane, i pellegrinaggi europei verso la Terra Santa e le conquiste terrestri e marittime della nuova civiltà islamica. Tali narrazioni hanno quindi interpretato in modo differente i concetti di "continuità" e "disgregazione", rimodellando al contempo i termini della periodizzazione antica e medievale. Questa tesi propone una visione del Mediterraneo quanto più possibile svincolata dal paradigma fiscale e commerciale, che equipara la mobilità commerciale alla distribuzione fiscale dell'Impero. Dopo la distruzione dell'Annona da parte dei Vandali, il Mediterraneo riscopre la sua dimensione marittima "originaria", funzionando attraverso l'interconnessione di distinte regioni economiche (Egeo-Palestina, Adriatico-Baltico, Tirreno-Siciliano, Iberico-Africano). Queste regioni, intrecciando le loro rotte a corto raggio, resero il commercio a lunga distanza non essenziale (pur rimanendo fattibile). In tale scenario, il ruolo di Bisanzio nel determinare il commercio e i trasporti, ancora preminente alla fine della tarda antichità, si dissolve gradualmente, lasciando il posto a un dirigismo ecclesiastico tipicamente medievale. All'interno di questa transizione, emerge la prospettiva di un altro popolo invasore, i Longobardi. Tradizionalmente considerati isolati dal sistema culturale ed economico mediterraneo, questo gruppo è stato emblematico della localizzazione del commercio altomedievale. Tuttavia, rifacendosi alla teoria di Paolo Delogu, a sua volta derivata da Gian Pietro Bognetti, la tesi sostiene che l'esperienza evolutiva del Regnum, con la sua graduale apertura al commercio mediterraneo-bizantino, abbia segnato la definitiva rivelazione del sistema medievale, basato su un dinamismo culturale ancor prima di quello economico. Le interazioni dei Longobardi con i centri commerciali bizantini sulle coste adriatiche e tirreniche gettarono dunque le basi strutturali per il fiorire della grande era commerciale dei secoli IX-X.| File | Dimensione | Formato | |
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