Il disernimento degli spiriti è notoriamente uno dei tratti distintivi del monachesimo antico. Il vero monaco è colui che ha la capacità di vagliare i propri pensieri e comprenderne l’origine. Fra i molti testi che trattano della discretio, le Conlationes patrum di Cassiano (360/65-435) costituiscono il ponte fra tradizione orientale e occidentale. In questo passaggio avviene però una trasformazione: da dono divino, la discretio diventa una tecnica (ars) che si apprende attraverso l’esperienza. La metafora cassianea è quella del cambiavalute (trapezita) che sa saggiare con perizia il peso delle monete, ossia i pensieri che assalgono la mente, e rifiutare quelle adulterine. Dalla discretio intesa evagrianamente come lotta contro i demoni si passa a una forma di controllo sul corpo che presuppone una dimensione psichica del male. Analizzando la fortuna della discretio cassianea sino al VII secolo, si riscontrano due tradizioni: l’una, mediata ed emendata da Gregorio Magno, equipara la discretio al principio etico di separazione fra ciò che è bene e ciò che è male; l’altra, più genuinamente aderente al dettato cassianeo e che si ritrova nelle regole monastiche di Benedetto e Colombano, insiste sul non trascurabile ruolo della natura umana nella creazione e controllo dei pensieri e sulla discretio come mensura.

Il "De discretione" di Cassiano e la sua influenza nella letteratura ascetica posteriore (secoli V-VII)

ALCIATI, Roberto
2009-01-01

Abstract

Il disernimento degli spiriti è notoriamente uno dei tratti distintivi del monachesimo antico. Il vero monaco è colui che ha la capacità di vagliare i propri pensieri e comprenderne l’origine. Fra i molti testi che trattano della discretio, le Conlationes patrum di Cassiano (360/65-435) costituiscono il ponte fra tradizione orientale e occidentale. In questo passaggio avviene però una trasformazione: da dono divino, la discretio diventa una tecnica (ars) che si apprende attraverso l’esperienza. La metafora cassianea è quella del cambiavalute (trapezita) che sa saggiare con perizia il peso delle monete, ossia i pensieri che assalgono la mente, e rifiutare quelle adulterine. Dalla discretio intesa evagrianamente come lotta contro i demoni si passa a una forma di controllo sul corpo che presuppone una dimensione psichica del male. Analizzando la fortuna della discretio cassianea sino al VII secolo, si riscontrano due tradizioni: l’una, mediata ed emendata da Gregorio Magno, equipara la discretio al principio etico di separazione fra ciò che è bene e ciò che è male; l’altra, più genuinamente aderente al dettato cassianeo e che si ritrova nelle regole monastiche di Benedetto e Colombano, insiste sul non trascurabile ruolo della natura umana nella creazione e controllo dei pensieri e sulla discretio come mensura.
2009
6(2009) n. 1
65
98
Roberto Alciati
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