Di mafie si parla molto. Se ne parla con riferimento alle lotte di potere interne, ai nuovi gruppi emergenti, ai nuovi capi. Si discute dei rapporti con la politica e delle influenze negative sull’economia non solo al Sud, ma sempre più anche al Nord. Quest’ultimo aspetto ha una rilevanza cruciale, ma in realtà è poco conosciuto. In che modo le mafie accumulano capitali? Quanti di questi capitali derivano dalle tradizionali attività illegali (droga, estorsione-protezione, prostituzione)? E quanto pesano invece le risorse che derivano dal coinvolgimento in attività economiche legali? Questa ricerca è la prima indagine sistematica, condotta con taglio scientifico, su questi temi. Ed è la prima che affronta i processi di compenetrazione fra le economie locali e le diverse organizzazioni criminali: mafia, ‘ndrangheta, camorra. L’indagine è stata promossa dalla Fondazione RES di Palermo. La ricerca – coordinata da Rocco Sciarrone e condotta da un nutrito gruppo di studiosi di diverse sedi universitarie (Palermo, Catania, Napoli, Catanzaro, Torino) – ha ricostruito un panorama delle tendenze in atto attraverso una serie di studi di caso che hanno approfondito le dinamiche in specifici territori della Sicilia, della Calabria e della Campania. I casi studiati riguardano l’edilizia, gli appalti, le energie rinnovabili, la grande distribuzione commerciale, i trasporti, la sanità, le grandi opere pubbliche, i rifiuti e il mercato del falso. Ovunque è emersa la cruciale intermediazione di un’«area grigia» - vasta e assai eterogenea nelle sue sfumature e nella sua articolazione – che risulta composta da professionisti, politici, imprenditori, tecnici e burocrati. La ricerca mostra che, nella fase attuale, può essere fuorviante parlare soltanto di «infiltrazione» delle mafie nell’economia legale, documentando come in realtà sia in crescita un intreccio di relazioni e di affari costituito da rapporti di collusione e di compenetrazione tra mafiosi e componenti dell’area grigia. In questa area non troviamo infatti soltanto relazioni funzionali al sostegno delle organizzazioni mafiose, ma anche rapporti di scambio estremamente vantaggiosi per gli attori «esterni», in gran parte esponenti delle classi dirigenti. Accade così che, in un contesto diventato sempre più difficile dal punto di vista economico, una schiera crescente di imprenditori cerchi forme di adattamento attraverso accordi e accomodamenti con il potere criminale. Gli scambi occulti e gli accordi collusivi sono considerati un modo per stare sul mercato, in alcuni casi anzi come l’unico modo per sopravvivere economicamente. Insomma, imprese e imprenditori non sono solo vittime, ma possono essere complici, soci o alleati. Rapporti di contiguità, collusione e compenetrazione caratterizzano tutte le mafie e i campi di attività considerati. Sono queste connessioni, commistioni e connivenze a costituire una seria ipoteca per lo sviluppo di ampie aree del Mezzogiorno. La linea di frontiera della lotta alla mafia sembra dunque passare - oggi più che in passato - per i confini opachi dell’area grigia.

Alleanze nell'ombra. Mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno

SCIARRONE, Rocco
2010-01-01

Abstract

Di mafie si parla molto. Se ne parla con riferimento alle lotte di potere interne, ai nuovi gruppi emergenti, ai nuovi capi. Si discute dei rapporti con la politica e delle influenze negative sull’economia non solo al Sud, ma sempre più anche al Nord. Quest’ultimo aspetto ha una rilevanza cruciale, ma in realtà è poco conosciuto. In che modo le mafie accumulano capitali? Quanti di questi capitali derivano dalle tradizionali attività illegali (droga, estorsione-protezione, prostituzione)? E quanto pesano invece le risorse che derivano dal coinvolgimento in attività economiche legali? Questa ricerca è la prima indagine sistematica, condotta con taglio scientifico, su questi temi. Ed è la prima che affronta i processi di compenetrazione fra le economie locali e le diverse organizzazioni criminali: mafia, ‘ndrangheta, camorra. L’indagine è stata promossa dalla Fondazione RES di Palermo. La ricerca – coordinata da Rocco Sciarrone e condotta da un nutrito gruppo di studiosi di diverse sedi universitarie (Palermo, Catania, Napoli, Catanzaro, Torino) – ha ricostruito un panorama delle tendenze in atto attraverso una serie di studi di caso che hanno approfondito le dinamiche in specifici territori della Sicilia, della Calabria e della Campania. I casi studiati riguardano l’edilizia, gli appalti, le energie rinnovabili, la grande distribuzione commerciale, i trasporti, la sanità, le grandi opere pubbliche, i rifiuti e il mercato del falso. Ovunque è emersa la cruciale intermediazione di un’«area grigia» - vasta e assai eterogenea nelle sue sfumature e nella sua articolazione – che risulta composta da professionisti, politici, imprenditori, tecnici e burocrati. La ricerca mostra che, nella fase attuale, può essere fuorviante parlare soltanto di «infiltrazione» delle mafie nell’economia legale, documentando come in realtà sia in crescita un intreccio di relazioni e di affari costituito da rapporti di collusione e di compenetrazione tra mafiosi e componenti dell’area grigia. In questa area non troviamo infatti soltanto relazioni funzionali al sostegno delle organizzazioni mafiose, ma anche rapporti di scambio estremamente vantaggiosi per gli attori «esterni», in gran parte esponenti delle classi dirigenti. Accade così che, in un contesto diventato sempre più difficile dal punto di vista economico, una schiera crescente di imprenditori cerchi forme di adattamento attraverso accordi e accomodamenti con il potere criminale. Gli scambi occulti e gli accordi collusivi sono considerati un modo per stare sul mercato, in alcuni casi anzi come l’unico modo per sopravvivere economicamente. Insomma, imprese e imprenditori non sono solo vittime, ma possono essere complici, soci o alleati. Rapporti di contiguità, collusione e compenetrazione caratterizzano tutte le mafie e i campi di attività considerati. Sono queste connessioni, commistioni e connivenze a costituire una seria ipoteca per lo sviluppo di ampie aree del Mezzogiorno. La linea di frontiera della lotta alla mafia sembra dunque passare - oggi più che in passato - per i confini opachi dell’area grigia.
2010
mafia; 'ndrangheta; camorra; area grigia; rapporti di collusione; attività formalmente legali
R. Sciarrone
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/84406
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