L’Alabastro (anche conosciuto come Onice) di Busca viene considerato, grazie alle sue caratteristiche estetiche, come una delle “pietre ornamentali” più significative dell’arte e dell’architettura piemontese. Estratto dal XVII al XX secolo, il suo vasto utilizzo è testimoniato dalla notevole quantità di oggetti e decorazioni realizzati in questo materiale. Esempi degni di nota si possono trovare in chiese ed edifici soprattutto nelle provincie di Cuneo e Torino. La cava, ora dismessa, è situata sulla collina “dell’Eremo” a pochi chilometri dalla città di Busca (CN). E’ costituita da quattro canyons paralleli che penetrano per un centinaio di metri nel fianco della collina, derivanti dalla graduale estrazione del materiale in corrispondenza dei filoni di alabastro. Dal punto di vista geologico, i depositi di alabastro si trovano all’interno di marmi dolomitici, che rappresentano la copertura triassico-liassica del settore meridionale del Massiccio Dora-Maira. Entrambe le denominazioni commerciali con cui è indicata questa roccia sono fuorvianti in quanto, in petrografia, i termini alabastro e onice indicano due litotipi diversi dal materiale qui descritto per composizione e genesi. Si tratta infatti di una roccia sedimentaria di natura ortochimica derivata dalla precipitazione di carbonato di calcio in ambiente carsico ed indicata con il termine di flowstone, una tipologia di speleotema. La composizione della roccia incassante è piuttosto omogenea anche se in essa sono presenti dei settori caratterizzati dalla presenza di cristalli submillimetrici di muscovite e di individui micrometrici di ematite. All’interfaccia tra roccia incassante e flowstone è presente uno strato di spessore variabile di minerali argillosi caratteristico di molti ambienti carsici. L’alabastro è costituito da concrezioni dalla struttura a bande tipica degli speleotemi, ed è composto da calcite, con alternanza di strati chiari e bruno-rossastri il cui spessore varia da pochi millimetri ad alcuni centimetri. La morfologia e le dimensioni dei cristalli di calcite all’interno di questi livelli sono piuttosto variabili, conferendo all’alabastro un aspetto eterogeneo. Questa caratteristica è legata alle variazioni climatiche ed ambientali che hanno influenzato nel tempo i meccanismi di formazione dell’alabastro stesso. In alcuni casi, tra i livelli di calcite si osserva la presenza di strati di materiale detritico a grana fine derivante dal trasporto di frammenti riconducibili alle diverse litologie presenti nelle aree limitrofe. I minerali identificati, caratterizzanti di questi livelli, sono principalmente: quarzo, ematite, muscovite, fluorapatite, rutilo, epidoto, ossidi e idrossidi di manganese, zircone, wollastonite, fluoroflogopite ed anfiboli s.l.. Sono in corso ulteriori studi ed approfondimenti volti alla completa caratterizzazione del materiale e del suo ambiente di formazione.

Caratterizzazione mineralogica e Petrografica dell'Alabastro di Busca

MARENGO, ALESSANDRA;BITTARELLO, ERICA;BORGHI, Alessandro;COSTA, Emanuele
2014

Abstract

L’Alabastro (anche conosciuto come Onice) di Busca viene considerato, grazie alle sue caratteristiche estetiche, come una delle “pietre ornamentali” più significative dell’arte e dell’architettura piemontese. Estratto dal XVII al XX secolo, il suo vasto utilizzo è testimoniato dalla notevole quantità di oggetti e decorazioni realizzati in questo materiale. Esempi degni di nota si possono trovare in chiese ed edifici soprattutto nelle provincie di Cuneo e Torino. La cava, ora dismessa, è situata sulla collina “dell’Eremo” a pochi chilometri dalla città di Busca (CN). E’ costituita da quattro canyons paralleli che penetrano per un centinaio di metri nel fianco della collina, derivanti dalla graduale estrazione del materiale in corrispondenza dei filoni di alabastro. Dal punto di vista geologico, i depositi di alabastro si trovano all’interno di marmi dolomitici, che rappresentano la copertura triassico-liassica del settore meridionale del Massiccio Dora-Maira. Entrambe le denominazioni commerciali con cui è indicata questa roccia sono fuorvianti in quanto, in petrografia, i termini alabastro e onice indicano due litotipi diversi dal materiale qui descritto per composizione e genesi. Si tratta infatti di una roccia sedimentaria di natura ortochimica derivata dalla precipitazione di carbonato di calcio in ambiente carsico ed indicata con il termine di flowstone, una tipologia di speleotema. La composizione della roccia incassante è piuttosto omogenea anche se in essa sono presenti dei settori caratterizzati dalla presenza di cristalli submillimetrici di muscovite e di individui micrometrici di ematite. All’interfaccia tra roccia incassante e flowstone è presente uno strato di spessore variabile di minerali argillosi caratteristico di molti ambienti carsici. L’alabastro è costituito da concrezioni dalla struttura a bande tipica degli speleotemi, ed è composto da calcite, con alternanza di strati chiari e bruno-rossastri il cui spessore varia da pochi millimetri ad alcuni centimetri. La morfologia e le dimensioni dei cristalli di calcite all’interno di questi livelli sono piuttosto variabili, conferendo all’alabastro un aspetto eterogeneo. Questa caratteristica è legata alle variazioni climatiche ed ambientali che hanno influenzato nel tempo i meccanismi di formazione dell’alabastro stesso. In alcuni casi, tra i livelli di calcite si osserva la presenza di strati di materiale detritico a grana fine derivante dal trasporto di frammenti riconducibili alle diverse litologie presenti nelle aree limitrofe. I minerali identificati, caratterizzanti di questi livelli, sono principalmente: quarzo, ematite, muscovite, fluorapatite, rutilo, epidoto, ossidi e idrossidi di manganese, zircone, wollastonite, fluoroflogopite ed anfiboli s.l.. Sono in corso ulteriori studi ed approfondimenti volti alla completa caratterizzazione del materiale e del suo ambiente di formazione.
Giornate Mineralogiche di Tavagnasco
Tavagnasco (TO)
6-7 giugno 2014
Abstract degli Interventi
1
1
Mineralogia; Beni culturali; Alabastro di Busca
Alessandra Marengo; Erica Bittarello; Alessandro Borghi; Emanuele Costa
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