La nostra quotidianità tecnologica, sempre più pervasiva, tende a modificare gradualmente non solo le abitudini e i comportamenti della collettività ma anche a influenzarne i modelli di pensiero di riferimento. Questa immensa semiosfera mediale sembra così esplicitare la propria natura ambivalente, ambigua, rispecchiando di fatto le potenzialità d’essere costituite dalla virtualità: d’altra parte, per fare un esempio, con l’iperconnessione l’utente è sia online sia fisicamente situato in uno spazio. L’uomo tecnologico – che grazie a questa ambivalenza è spesso protagonista anche di esistenze online (o di frammenti esistenziali) e che manifesta la propria presenza con l’attività sulla rete – sembra tramutarsi gradualmente in un mediantropo, ossia in un essere che, partecipando attivamente alla società di cui è parte, co-costruisce e co-percepisce servendosi del segno grafico, contribuendo alla potenziale crescita del contesto di cui è abitante. Partendo anche da alcune esemplificazioni, appare importante indagare intanto la natura della scrittura sul web, cioè della traccia che il mediantropo produce con la propria azione: da un lato, essa si presenta come una sorta di weboralità enunciativa, istantanea e volatile (come dimostrano per esempio Snapchat e altre applicazioni di IM a tempo); dall’altro, proprio per la costante natura ambigua, essa è un segno ideogrammatico e pittografico che traduce in immagini sensazioni, emozioni, gesti e che, basandosi su una semplificata retorica digitale, coinvolge coloro che assistono allo spettacolo quotidiano della rete. Nello spazio dei social media, in cui il racconto è lo strumento privilegiato per la narrazione del sé quotidiano e dunque per l’ipotetica costruzione di senso, il mediantropo è colui che è soggetto e contemporaneamente oggetto del medium; è uno spettatore-attore di se stesso, in un particolare fenomeno di riflessione che rischia di assumere anche un andamento autoreferenziale e simulacrale. I modelli comunicativi dei media paiono consolidare questa costruzione in parte a-significativa dell’immagine (nel senso platonico del termine), cioè come rimando ridondante a un caos valoriale che sembra riguardare anche taluni aspetti identitari. Tuttavia, per parte opposta e per naturale ambivalenza del contesto, affiora la consapevolezza di poter creare e compartecipare anche a istanze semiologicamente efficaci ed effettivamente funzionali per la collettività, come dimostrano i numerosi risultati ottenuti dall’intelligenza collettiva. La co-costruzione è altresì spesso un’esaltazione della condizione di intenzionalità collettiva (o plurale?) che si manifesta anche nella cosiddetta peer-production, ossia nel prodotto risultato di un’azione condivisa, tendenzialmente emergente e non-lineare. Saremmo dunque al cospetto di un sistema complesso, che appare come risultato di possibili rimodellizzazioni (anche identitarie) degli schematismi stessi del pensiero. In definitiva, alla luce di queste considerazioni, si tratta quindi di introdurre problematicamente la figura del mediantropo, analizzando brevemente come il ricorso al codice linguistico (nella dicotomica doppiezza di essere contemporaneamente atto eppure rappresentazione) possa essere elemento imprescindibile per l’avvio di azioni di co-costruzione significativa e, al tempo stesso, di una comunicazione identitaria e iconica in grado di attrarre emotivamente e di catalizzare l’interesse e l’attenzione dei propri fruitori. L’indagine verrà condotta partendo da studi di natura filosofica, linguistica e di filosofia del linguaggio per quanto riguarda gli aspetti esistenziali, fenomenologici e dell’azione; si farà riferimento inoltre al punto di vista semiologico (per quanto riguarda il concetto di immagine e di costruzione della significazione), a quello antropologico, per la questione identitaria, e a taluni aspetti di natura neuroscientifica per la parte riguardante la modificazione del modo di pensare e il coinvolgimento emotivo provocato dall’azione collettiva.

Siamo mediantropi? L'uomo tecnologico tra azione e rappresentazione

Denicolai
2017

Abstract

La nostra quotidianità tecnologica, sempre più pervasiva, tende a modificare gradualmente non solo le abitudini e i comportamenti della collettività ma anche a influenzarne i modelli di pensiero di riferimento. Questa immensa semiosfera mediale sembra così esplicitare la propria natura ambivalente, ambigua, rispecchiando di fatto le potenzialità d’essere costituite dalla virtualità: d’altra parte, per fare un esempio, con l’iperconnessione l’utente è sia online sia fisicamente situato in uno spazio. L’uomo tecnologico – che grazie a questa ambivalenza è spesso protagonista anche di esistenze online (o di frammenti esistenziali) e che manifesta la propria presenza con l’attività sulla rete – sembra tramutarsi gradualmente in un mediantropo, ossia in un essere che, partecipando attivamente alla società di cui è parte, co-costruisce e co-percepisce servendosi del segno grafico, contribuendo alla potenziale crescita del contesto di cui è abitante. Partendo anche da alcune esemplificazioni, appare importante indagare intanto la natura della scrittura sul web, cioè della traccia che il mediantropo produce con la propria azione: da un lato, essa si presenta come una sorta di weboralità enunciativa, istantanea e volatile (come dimostrano per esempio Snapchat e altre applicazioni di IM a tempo); dall’altro, proprio per la costante natura ambigua, essa è un segno ideogrammatico e pittografico che traduce in immagini sensazioni, emozioni, gesti e che, basandosi su una semplificata retorica digitale, coinvolge coloro che assistono allo spettacolo quotidiano della rete. Nello spazio dei social media, in cui il racconto è lo strumento privilegiato per la narrazione del sé quotidiano e dunque per l’ipotetica costruzione di senso, il mediantropo è colui che è soggetto e contemporaneamente oggetto del medium; è uno spettatore-attore di se stesso, in un particolare fenomeno di riflessione che rischia di assumere anche un andamento autoreferenziale e simulacrale. I modelli comunicativi dei media paiono consolidare questa costruzione in parte a-significativa dell’immagine (nel senso platonico del termine), cioè come rimando ridondante a un caos valoriale che sembra riguardare anche taluni aspetti identitari. Tuttavia, per parte opposta e per naturale ambivalenza del contesto, affiora la consapevolezza di poter creare e compartecipare anche a istanze semiologicamente efficaci ed effettivamente funzionali per la collettività, come dimostrano i numerosi risultati ottenuti dall’intelligenza collettiva. La co-costruzione è altresì spesso un’esaltazione della condizione di intenzionalità collettiva (o plurale?) che si manifesta anche nella cosiddetta peer-production, ossia nel prodotto risultato di un’azione condivisa, tendenzialmente emergente e non-lineare. Saremmo dunque al cospetto di un sistema complesso, che appare come risultato di possibili rimodellizzazioni (anche identitarie) degli schematismi stessi del pensiero. In definitiva, alla luce di queste considerazioni, si tratta quindi di introdurre problematicamente la figura del mediantropo, analizzando brevemente come il ricorso al codice linguistico (nella dicotomica doppiezza di essere contemporaneamente atto eppure rappresentazione) possa essere elemento imprescindibile per l’avvio di azioni di co-costruzione significativa e, al tempo stesso, di una comunicazione identitaria e iconica in grado di attrarre emotivamente e di catalizzare l’interesse e l’attenzione dei propri fruitori. L’indagine verrà condotta partendo da studi di natura filosofica, linguistica e di filosofia del linguaggio per quanto riguarda gli aspetti esistenziali, fenomenologici e dell’azione; si farà riferimento inoltre al punto di vista semiologico (per quanto riguarda il concetto di immagine e di costruzione della significazione), a quello antropologico, per la questione identitaria, e a taluni aspetti di natura neuroscientifica per la parte riguardante la modificazione del modo di pensare e il coinvolgimento emotivo provocato dall’azione collettiva.
CKBG - VI Convegno
Napoli
14-16/06/2017
1
68
72
Media, social media, identità online, esistenza in rete, mediantropo
Denicolai
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/1663689
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