Il settore agroalimentare montano rappresenta oggi un asset fondamentale per l’economia rurale. Un tempo le produzioni ottenute in montagna avevano in primis la finalità di sostentamento delle popolazioni residenti; in seguito, con il progressivo spopolamento delle aree interne, si è assistito ad un rapido abbandono del territorio. Da alcuni anni a questa parte una quota significativa di consumatori attribuisce ai prodotti agroalimentari un maggior valore attraverso una più attenta valutazione di fattori che non si limitano solamente alla qualità intrinseca dei prodotti, ma guardano oltre prestando particolare attenzione all’origine e alla sostenibilità sociale ed ambientale; tra le produzioni che stanno beneficiando di questi trend di mercato rientrano anche quelle ottenute in zona montana. Questa valorialità, espressa negli stili di consumo, ha ridato, seppur tra molte difficoltà, nuovo impulso all’economia delle aree montane svantaggiate grazie anche all’insediamento di nuove imprese agricole. Le politiche di tutela e di valorizzazione dell’agricoltura montana hanno avuto inizio nei primi anni Novanta con interessanti esperienze di carattere esclusivamente nazionale condotte in Francia e in Svizzera. Le politiche dell’Unione europea nei confronti di queste tematiche sono invece più recenti: con l’emanazione del Regolamento (UE) n. 1151/2012 è stata per la prima volta istituita l’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”, successivamente disciplinata dal Regolamento delegato (UE) n. 665/2014. Il termine può essere utilizzato in riferimento ai prodotti destinati al consumo umano elencati nell’allegato I del trattato costitutivo dell’Unione europea, in merito ai quali sia le materie prime che gli alimenti destinati agli animali/al consumo animale provengono essenzialmente da zone di montagna e, anche nel caso di prodotti trasformati, il processo di trasformazione avviene in zone di montagna (salvo alcune deroghe esplicitamente previste dalla normativa). A livello nazionale i Decreti del MIPAAF del 26 luglio 2017 e del 2 agosto 2018 forniscono le linee guida per il suo utilizzo e istituiscono il logo con cui poter identificare il prodotto di montagna. Fin dalla sua introduzione il sistema agroalimentare montano piemontese ha manifestato grande interesse verso questo strumento e, ad oggi, il Piemonte è la regione italiana con il maggior numero di comunicazioni presentate; tale risultato è stato raggiunto, oltre che per l’interesse del mondo produttivo, anche grazie alle politiche messe in atto dalla Regione volte a favorirne l’utilizzo. Il Piemonte, nell’ambito del proprio Programma di Sviluppo Rurale (PSR), ha infatti previsto una serie di specifiche premialità coinvolgendo una pluralità di aziende agricole che producevano e/o trasformavano i loro prodotti in zona montana, incentivando le stesse a rivendicare l’uso di questo nuovo segno di qualità. L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte e la Sezione di Scienze Merceologiche del Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino (UNITO), al fine di accrescere le conoscenze su questo tema, hanno svolto la prima ricerca italiana sulla percezione dell’indicazione facoltativa del prodotto di montagna da parte degli attori privati e pubblici nel territorio regionale. I risultati raccolti in questa ricerca mettono in evidenza le potenzialità di questo strumento e le opportunità che possono essere generate dalla sua implementazione per la corretta identificazione delle produzioni montane. Le evidenze emerse possono inoltre favorire il dibattito e il confronto tra gli attori delle filiere montane, gli operatori commerciali e gli Enti Pubblici Locali al fine di pianificare strategie condivise utili al mantenimento del tessuto socio-economico e alla creazione di valore nelle aree montane.

Il “Prodotto di montagna” in Piemonte

peira giovanni
First
;
alessandro bonadonna
Co-last
;
luigi bollani
Co-last
;
stefano duglio
Co-last
;
2020-01-01

Abstract

Il settore agroalimentare montano rappresenta oggi un asset fondamentale per l’economia rurale. Un tempo le produzioni ottenute in montagna avevano in primis la finalità di sostentamento delle popolazioni residenti; in seguito, con il progressivo spopolamento delle aree interne, si è assistito ad un rapido abbandono del territorio. Da alcuni anni a questa parte una quota significativa di consumatori attribuisce ai prodotti agroalimentari un maggior valore attraverso una più attenta valutazione di fattori che non si limitano solamente alla qualità intrinseca dei prodotti, ma guardano oltre prestando particolare attenzione all’origine e alla sostenibilità sociale ed ambientale; tra le produzioni che stanno beneficiando di questi trend di mercato rientrano anche quelle ottenute in zona montana. Questa valorialità, espressa negli stili di consumo, ha ridato, seppur tra molte difficoltà, nuovo impulso all’economia delle aree montane svantaggiate grazie anche all’insediamento di nuove imprese agricole. Le politiche di tutela e di valorizzazione dell’agricoltura montana hanno avuto inizio nei primi anni Novanta con interessanti esperienze di carattere esclusivamente nazionale condotte in Francia e in Svizzera. Le politiche dell’Unione europea nei confronti di queste tematiche sono invece più recenti: con l’emanazione del Regolamento (UE) n. 1151/2012 è stata per la prima volta istituita l’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”, successivamente disciplinata dal Regolamento delegato (UE) n. 665/2014. Il termine può essere utilizzato in riferimento ai prodotti destinati al consumo umano elencati nell’allegato I del trattato costitutivo dell’Unione europea, in merito ai quali sia le materie prime che gli alimenti destinati agli animali/al consumo animale provengono essenzialmente da zone di montagna e, anche nel caso di prodotti trasformati, il processo di trasformazione avviene in zone di montagna (salvo alcune deroghe esplicitamente previste dalla normativa). A livello nazionale i Decreti del MIPAAF del 26 luglio 2017 e del 2 agosto 2018 forniscono le linee guida per il suo utilizzo e istituiscono il logo con cui poter identificare il prodotto di montagna. Fin dalla sua introduzione il sistema agroalimentare montano piemontese ha manifestato grande interesse verso questo strumento e, ad oggi, il Piemonte è la regione italiana con il maggior numero di comunicazioni presentate; tale risultato è stato raggiunto, oltre che per l’interesse del mondo produttivo, anche grazie alle politiche messe in atto dalla Regione volte a favorirne l’utilizzo. Il Piemonte, nell’ambito del proprio Programma di Sviluppo Rurale (PSR), ha infatti previsto una serie di specifiche premialità coinvolgendo una pluralità di aziende agricole che producevano e/o trasformavano i loro prodotti in zona montana, incentivando le stesse a rivendicare l’uso di questo nuovo segno di qualità. L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte e la Sezione di Scienze Merceologiche del Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino (UNITO), al fine di accrescere le conoscenze su questo tema, hanno svolto la prima ricerca italiana sulla percezione dell’indicazione facoltativa del prodotto di montagna da parte degli attori privati e pubblici nel territorio regionale. I risultati raccolti in questa ricerca mettono in evidenza le potenzialità di questo strumento e le opportunità che possono essere generate dalla sua implementazione per la corretta identificazione delle produzioni montane. Le evidenze emerse possono inoltre favorire il dibattito e il confronto tra gli attori delle filiere montane, gli operatori commerciali e gli Enti Pubblici Locali al fine di pianificare strategie condivise utili al mantenimento del tessuto socio-economico e alla creazione di valore nelle aree montane.
Regione Piemonte
1
57
9788890980442
prodotti di montagna, segni di qualità; etichettatura
peira giovanni, alessandro bonadonna, luigi bollani, stefano duglio, greta cena,
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