L’IA generativa, un tipo di intelligenza artificiale (IA) in grado di produrre nuovi contenuti, ad esempio conversazioni, testi, immagini, video e musica, sta trovando applicazione nei campi più disparati, dal giornalismo al marketing al design. Anche le istituzioni legate al patrimonio culturale – musei, archivi e biblioteche – , hanno cominciato a sperimentarne diversi usi, come guide interattive, chatbot e sistemi di interrogazione dei cataloghi. Se, da una parte, questi strumenti offrono la possibilità di migliorare l’esperienza di utenti e visitatori e valorizzare il patrimonio culturale, dall’altra la loro applicazione comporta non pochi ostacoli e sfide. A partire da un lavoro di ricerca e dall’analisi di 17 interviste condotte con professioniste e professionisti del settore, questo compass fornisce un supporto alle istituzioni nel campo dei beni culturali che stanno considerando o già implementando queste tecnologie. Non intende offrire un vademecum all’uso dell’IA, ma piuttosto proporsi come uno strumento di orientamento per accompagnare il settore culturale nella riflessione su dove siamo oggi, dove stiamo andando, e, soprattutto, dove potremmo andare, nel rapporto tra IA e patrimonio. Il focus della ricerca è il mondo MAB (Musei, Archivi, Biblioteche) – con particolare attenzione a musei e archivi – e la relazione tra MAB e tecnologie digitali, in particolare i Large Language Models (LLM) come ChatGPT, Gemini e Claude. La scelta di concentrarsi su musei e archivi nasce dal loro ruolo centrale nei processi di produzione, conservazione e interpretazione della conoscenza, nonché dalla loro posizione cruciale nel dibattito sull’autenticità, l’autorità delle fonti e la mediazione culturale. Si tratta infatti di istituzioni che, più di altre, incarnano la tensione tra la dimensione creativa dell’IA generativa e la necessità di garantire accuratezza, contestualizzazione e affidabilità dei contenuti.
AI compass per il patrimonio culturale: Riflessioni per un’adozione consapevole dell’IA generativa
Simone Natale;Luca Befera
2026-01-01
Abstract
L’IA generativa, un tipo di intelligenza artificiale (IA) in grado di produrre nuovi contenuti, ad esempio conversazioni, testi, immagini, video e musica, sta trovando applicazione nei campi più disparati, dal giornalismo al marketing al design. Anche le istituzioni legate al patrimonio culturale – musei, archivi e biblioteche – , hanno cominciato a sperimentarne diversi usi, come guide interattive, chatbot e sistemi di interrogazione dei cataloghi. Se, da una parte, questi strumenti offrono la possibilità di migliorare l’esperienza di utenti e visitatori e valorizzare il patrimonio culturale, dall’altra la loro applicazione comporta non pochi ostacoli e sfide. A partire da un lavoro di ricerca e dall’analisi di 17 interviste condotte con professioniste e professionisti del settore, questo compass fornisce un supporto alle istituzioni nel campo dei beni culturali che stanno considerando o già implementando queste tecnologie. Non intende offrire un vademecum all’uso dell’IA, ma piuttosto proporsi come uno strumento di orientamento per accompagnare il settore culturale nella riflessione su dove siamo oggi, dove stiamo andando, e, soprattutto, dove potremmo andare, nel rapporto tra IA e patrimonio. Il focus della ricerca è il mondo MAB (Musei, Archivi, Biblioteche) – con particolare attenzione a musei e archivi – e la relazione tra MAB e tecnologie digitali, in particolare i Large Language Models (LLM) come ChatGPT, Gemini e Claude. La scelta di concentrarsi su musei e archivi nasce dal loro ruolo centrale nei processi di produzione, conservazione e interpretazione della conoscenza, nonché dalla loro posizione cruciale nel dibattito sull’autenticità, l’autorità delle fonti e la mediazione culturale. Si tratta infatti di istituzioni che, più di altre, incarnano la tensione tra la dimensione creativa dell’IA generativa e la necessità di garantire accuratezza, contestualizzazione e affidabilità dei contenuti.| File | Dimensione | Formato | |
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