La cittadinanza è interessata attualmente da profonde trasformazioni: da legame esclusivo tra cittadini e Stato, unico detentore del potere, essa sta diventando una – seppur al momento ancora la principale – delle forme possibili di relazione tra gli individui e un potere politico che non vede più solamente nello Stato la sua fonte. Sul versante sovranazionale, infatti, gli anni Novanta hanno fatto da sfondo a una decisa accelerazione del processo di integrazione europea. Con il Trattato di Maastricht è stata istituita la cittadinanza europea, novità assoluta in campo internazionale. Per quanto riguarda il versante subnazionale, invece, gli anni Novanta del XX secolo e i primi anni del XXI secolo hanno rappresentato, per l’Italia ma non solamente, una stagione di forti riforme orientate al decentramento dei poteri, a una generale deregolamentazione e, soprattutto, alla devoluzione da parte dello stato di molti ed importanti compiti alle regioni e agli enti locali. Questo processo di regionalizzazione, seppur non accompagnato dall’istituzione di “cittadinanze locali” aventi lo stesso status giuridico delle cittadinanze nazionali o della cittadinanza europea, ha fornito comunque alle regioni la possibilità di legiferare autonomamente in materie importanti quali, ad esempio, l’assistenza sociale e la sanità. In seguito a questi cambiamenti, le regioni possono costruire, di fatto, modelli di relazioni tra persone e potere politico – soprattutto in ambito sociale – parzialmente alternativi alla cittadinanza nazionale. La cittadinanza nazionale, perciò, perde la sua compattezza monolitica, e i suoi “frammenti” si muovono, per così dire, verso l’alto e verso il basso. Verso l’alto, andando a comporre un nuovo status giuridico che è appunto quello della cittadinanza europea; verso il basso, andando a legare a contesti locali la titolarità di alcuni diritti fondamentali. Alla cittadinanza nazionale, dunque, si affiancano nuove forme di cittadinanza, rendendo estremamente complesso e articolato il quadro delle appartenenze e dei diritti e frammentando, di conseguenza, lo status di cittadino. Obiettivo di questo paper è cercare di comprendere come la frammentazione si articoli, concretamente, al livello delle singole regioni. A questo scopo, verrà effettuato un confronto tra gli assetti istituzionali e normativi in materia di politiche sociali di due regioni italiane. Nello specifico, saranno scelte regioni che presentano caratteristiche socio-economiche e politico-sociali piuttosto eterogenee (ad esempio, una regione del centro-nord – Toscana o Emilia-Romagna – e una regione del centro-sud – Campania o Lazio). Attraverso il confronto tra modelli differenti di “cittadinanza sociale locale” si cercherà di valutare l’impatto della frammentazione sulla dotazione di diritti dei soggetti residenti nelle aree oggetto di studio.

Verso una “cittadinanza locale”? La frammentazione della cittadinanza sociale tra sfera sovranazionale e welfare regionale

GARGIULO, ENRICO
2008-01-01

Abstract

La cittadinanza è interessata attualmente da profonde trasformazioni: da legame esclusivo tra cittadini e Stato, unico detentore del potere, essa sta diventando una – seppur al momento ancora la principale – delle forme possibili di relazione tra gli individui e un potere politico che non vede più solamente nello Stato la sua fonte. Sul versante sovranazionale, infatti, gli anni Novanta hanno fatto da sfondo a una decisa accelerazione del processo di integrazione europea. Con il Trattato di Maastricht è stata istituita la cittadinanza europea, novità assoluta in campo internazionale. Per quanto riguarda il versante subnazionale, invece, gli anni Novanta del XX secolo e i primi anni del XXI secolo hanno rappresentato, per l’Italia ma non solamente, una stagione di forti riforme orientate al decentramento dei poteri, a una generale deregolamentazione e, soprattutto, alla devoluzione da parte dello stato di molti ed importanti compiti alle regioni e agli enti locali. Questo processo di regionalizzazione, seppur non accompagnato dall’istituzione di “cittadinanze locali” aventi lo stesso status giuridico delle cittadinanze nazionali o della cittadinanza europea, ha fornito comunque alle regioni la possibilità di legiferare autonomamente in materie importanti quali, ad esempio, l’assistenza sociale e la sanità. In seguito a questi cambiamenti, le regioni possono costruire, di fatto, modelli di relazioni tra persone e potere politico – soprattutto in ambito sociale – parzialmente alternativi alla cittadinanza nazionale. La cittadinanza nazionale, perciò, perde la sua compattezza monolitica, e i suoi “frammenti” si muovono, per così dire, verso l’alto e verso il basso. Verso l’alto, andando a comporre un nuovo status giuridico che è appunto quello della cittadinanza europea; verso il basso, andando a legare a contesti locali la titolarità di alcuni diritti fondamentali. Alla cittadinanza nazionale, dunque, si affiancano nuove forme di cittadinanza, rendendo estremamente complesso e articolato il quadro delle appartenenze e dei diritti e frammentando, di conseguenza, lo status di cittadino. Obiettivo di questo paper è cercare di comprendere come la frammentazione si articoli, concretamente, al livello delle singole regioni. A questo scopo, verrà effettuato un confronto tra gli assetti istituzionali e normativi in materia di politiche sociali di due regioni italiane. Nello specifico, saranno scelte regioni che presentano caratteristiche socio-economiche e politico-sociali piuttosto eterogenee (ad esempio, una regione del centro-nord – Toscana o Emilia-Romagna – e una regione del centro-sud – Campania o Lazio). Attraverso il confronto tra modelli differenti di “cittadinanza sociale locale” si cercherà di valutare l’impatto della frammentazione sulla dotazione di diritti dei soggetti residenti nelle aree oggetto di studio.
2008
http://www.espanet-italia.net/conferenza2008/
cittadinanza sociale; welfare locale; devolution; regionalizzazione delle politiche sociali; esclusione sociale
enrico gargiulo
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