I processi di globalizzazione, ormai da alcuni decenni, hanno contribuito all’internazionalizzazione di diverse organizzazioni (Knight 2004). In questo contesto ai lavoratori può essere richiesta una disponibilità a frequenti trasferte estere (Desmarais, Ghislieri e Wodociag, 2012); appare dunque prezioso impiegare persone in grado di operare in team multiculturali (Caligiuri e Tarique, 2012). Lo sviluppo di competenze cross-culturali sembra dunque una sfida per le Università, nell’ottica di aumentare il livello di occupabilità dei neolaureati. Obiettivo dello studio è approfondire il processo di acquisizione di queste competenze attraverso la partecipazione al Programma Erasmus, focalizzando l’attenzione sull’Intelligenza Culturale (IC). L’IC è definita come la capacità individuale di operare e muoversi efficacemente in situazioni e ambienti culturali differenti (Ang et al. 2007). La ricerca ha coinvolto un gruppo di Erasmus italiani (n = 56) ed un altro di Erasmus tedeschi (n = 42). I dati sono stati raccolti attraverso la somministrazione di due questionari self-report, uno prima e uno dopo l’esperienza. In sede di analisi sono state utilizzate sia le risposte ad un campo aperto, nel quale si chiedeva di riportare il ricordo di un’esperienza sorprendente, sia la batteria dell’IC, tradotta in Italiano (Ghislieri et al., 2018) e tedesco. È stata effettuata un’analisi di contenuto carta e matita, usando l’accordo tra giudici in fase di categorizzazione. L’analisi quantitativa (SPSS24) ha previsto: descrittive, analisi fattoriale esplorativa, analisi di affidabilità, t-test per campioni appaiati. I risultati hanno mostrato una crescita significativa del livello di intelligenza culturale cognitiva per il sotto-campione tedesco e della cognitiva, metacognitiva e comportamentale per il sotto-campione italiano. Il dato qualitativo ha contributo a spiegare approfonditamente l’acquisizione di queste competenze. I risultati sembrano suggerire il potenziale ruolo svolto da programmi come l’Erasmus. I limiti della ricerca sono: l’assenza di un gruppo di controllo, la non rappresentatività dei campioni e l’utilizzo di dati self-report.

Lo sviluppo dell’intelligenza culturale attraverso la partecipazione a programmi di mobilità internazionale: uno studio esplorativo tra studenti Erasmus tedeschi e italiani

DOLCE Valentina;WODOCIAG Sophie;GHISLIERI Chiara
2018-01-01

Abstract

I processi di globalizzazione, ormai da alcuni decenni, hanno contribuito all’internazionalizzazione di diverse organizzazioni (Knight 2004). In questo contesto ai lavoratori può essere richiesta una disponibilità a frequenti trasferte estere (Desmarais, Ghislieri e Wodociag, 2012); appare dunque prezioso impiegare persone in grado di operare in team multiculturali (Caligiuri e Tarique, 2012). Lo sviluppo di competenze cross-culturali sembra dunque una sfida per le Università, nell’ottica di aumentare il livello di occupabilità dei neolaureati. Obiettivo dello studio è approfondire il processo di acquisizione di queste competenze attraverso la partecipazione al Programma Erasmus, focalizzando l’attenzione sull’Intelligenza Culturale (IC). L’IC è definita come la capacità individuale di operare e muoversi efficacemente in situazioni e ambienti culturali differenti (Ang et al. 2007). La ricerca ha coinvolto un gruppo di Erasmus italiani (n = 56) ed un altro di Erasmus tedeschi (n = 42). I dati sono stati raccolti attraverso la somministrazione di due questionari self-report, uno prima e uno dopo l’esperienza. In sede di analisi sono state utilizzate sia le risposte ad un campo aperto, nel quale si chiedeva di riportare il ricordo di un’esperienza sorprendente, sia la batteria dell’IC, tradotta in Italiano (Ghislieri et al., 2018) e tedesco. È stata effettuata un’analisi di contenuto carta e matita, usando l’accordo tra giudici in fase di categorizzazione. L’analisi quantitativa (SPSS24) ha previsto: descrittive, analisi fattoriale esplorativa, analisi di affidabilità, t-test per campioni appaiati. I risultati hanno mostrato una crescita significativa del livello di intelligenza culturale cognitiva per il sotto-campione tedesco e della cognitiva, metacognitiva e comportamentale per il sotto-campione italiano. Il dato qualitativo ha contributo a spiegare approfonditamente l’acquisizione di queste competenze. I risultati sembrano suggerire il potenziale ruolo svolto da programmi come l’Erasmus. I limiti della ricerca sono: l’assenza di un gruppo di controllo, la non rappresentatività dei campioni e l’utilizzo di dati self-report.
2018
XVI Congresso Nazionale Sezione “Psicologia per le Organizzazioni”
Roma
27-29 settembre 2018
XVI Congresso Nazionale Sezione “Psicologia per le Organizzazioni”
AIP
114
114
competenze cross-culturali, intelligenza culturale, programmi di mobilità
DOLCE Valentina; WODOCIAG Sophie; DAVOINE Eric; GHISLIERI Chiara
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/1687406
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